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Il paradigma dell'Occidente: un progetto di società planetaria omogenea, unificata sotto il segno della scienza triadica costituita da economia-politica-tecnica e dal fattore addensante "occulto" della comunicazione mediale, che ha il suo atto di nascita nell'Illuminismo e nella rivoluzione industriale che omologano, sotto la nuova mitologia del "progresso" e dello "sviluppo", i mondi plurali del medioevo. Un progetto di separazione definitiva del sistema umano dal mondo naturale, la delineazione di un principio di ragione sufficiente che precipita la realtà in un assetto gerarchico artefatto, gravandola di un nuovo mito allucinativo e ricacciandola in una nuova rappresentazione. Il superamento della metafisica, nella prospettiva heideggeriana, non solo non si compie, ma il trascendentale dell'essere diventa, nell'attualità, il tempo della ratiotecnica operante, e quest'ultima assurge ad epoca imperialistica della metafisica. «…Ciò vuol dire che essa ha percorso tutto l'arco delle possibilità che le erano assegnate. La metafisica compiuta, che costituisce il fondamento del modo di pensare planetario, fornisce uno strumento per l'ordinamento della Terra destinato probabilmente a durare a lungo .» (Martin Heidegger - Saggi e discorsi).
L'Illuminismo, il movimento culturale e politico del Settecento che ha venduto come emancipazione e coscienza individuale una forma di pensiero segnata da un sistema di coordinate da modello fordista, che ha divelto lo spazio simbolico e concreto dei significati e del sapere pre-moderni per far posto alla piattaforma geometrizzata ed astratta della razionalizzazione strumentale, piuttosto che liberare dal dominio delle illusioni metafisiche, e dalla subordinazione al dicastero delle dottrine dell'assoluto, segna invece il trionfo di una nuova e più calibrata sistematizzazione dell'essere umano sotto l'egida trascendentale e mitologica della Ragione strumentale e della organizzazione pianificata della tecno-politica. I passaggi di tempo successivi sono espressioni "zoppe" e ancora mal congegnate di una metamorfosi ormai in atto: il colonialismo, le dittature, il delirio totalitario-produttivistico comunista, le guerre in larga scala, segnano il tempo della mutazione razional-apologetica operata dalla Ragione. La Ratio strumentale e calcolante diventa l'unica testa del sistema, il luogo distopico della razionalità e della cultura "assolute" e "progressive", il centro in cui le forme dei saperi locali e differenti vengono riamalgamate, centrifugate, riallineate e "depurate" da tutte le macchie fertili del particolarismo culturale e dell'organizzazione localistica dell'identità. All'insegna della grande ipostasi antropica e tecnica, il more geometrico dello "sviluppo" modella il territorio fisico nell'aspetto di una placca sintetica monoparadigmatica, astratta, levigata e denaturata, puro supporto euclideo che mette fine al gioco delle culture e delle differenze delle comunità umane, dei diversi punti di vista e di interpretazione della realtà. Si dissolve l'autonomia e la qualità dei luoghi. Il paso doble dell'apparato tecno-economico onnicomprensivo polarizza tutti gli aghi magnetici delle visioni eterogenee del mondo, incastra la prospettiva in una gradazione di piani operativi secondo i concetti di ordine, regolarità, previsione, controllo, accrescimento, sviluppo, logica lineare, predisponendo il nuovo habitat della razza per insediamento reazionario e contrapponendo un "monoscientismo" riduzionistico alle percezioni ed agli affetti di un tempo atavico, alle voci ancestrali di una tensione intellettiva ed umana originaria. Riduzionismo e macchinismo entrano nella coscienza individuale, nella morale quotidiana e nel pensiero irrazionale della folla, la "saggezza" popolare si riempie dei toni crepuscolari e disperati di un materialismo esacerbato, asfittico e metafisicamente dottrinario: si deteriora l'autonomia e la qualità degli individui. I docili adepti dei tempi moderni mostrano il loro volto emaciato e pallido al cospetto di un nuovo Dio dall'oscurità ancora più tetra e collosa, sorto mirabilmente dal "lume della Ragione"...
Un progetto di "disumanizzazione" secondo l'immagine ordinata e deterministica di una razionalità reificata. L'uomo ha ritrovato fatalmente il trascendentale irrazionale che l'Illuminismo avrebbe dovuto fugare, e lo ritrova più corroborato, ad un livello di espressione estremamente efficace e sofisticata, impiantato evoluzionisticamente per via diretta nella propria materia cerebrale e nel proprio corredo genetico biologico. L'evoluzione umana come specie di esseri cooperanti, impegnati a strutturare il proprio ambiente in un unico modello funzionale della realtà, determina per filiazione il paradigma della Ratio nelle sue caratterizzazioni più lineari e virulente: l'uomo scopre di aver ingaggiato una sfida la cui posta in gioco consiste nella proliferazione invasiva ed illimitata della propria specie ritenuta, fino ad oggi, pressoché eterna, la cui durata coincide con quella dello stesso universo. Per un tale percorso la variazione culturale e la gamma delle esperienze umane deve ridursi a pochi concetti, caratteri e procedure logiche stabili ed uniformate in una dimensione globale; l'azione delle classi dominanti deve amalgamarsi con il senso stesso della Ragione tecnoeconomica democratica, in maniera da mascherare la loro impresa di rimodellamento del mondo sotto l'aspetto di impresa collettiva ineluttabile di sviluppo e progresso; l'illusione metafisica della possibilità illimitata della crescita deve alleare tutti i ceti sociali in una "morale comune" che parli a tutti con un linguaggio da buon samaritano, e che trasferisca lo stesso artificio etico-linguistico nel parlarsi reciproco quotidiano fra i singoli, in modo che il "conflitto" e la critica sociale siano ridotti al grado zero; la Ratio strumentale deve introdurre la falsa convinzione dell'esistenza di un unico modello conoscitivo ed interpretativo per tutti i fatti reali, quello prodotto mediaticamente dalla scienza tecnopolitica, sviluppando un linguaggio dalle categorizzazioni semantiche precise, colonizzatore dei comuni parlati privati, insieme ad un accurato e preordinato sistema simbolico di valori per la conservazione dello stato delle cose. Guardando all'assunto fondante del razionalismo occidentale, secondo cui la verità dell'esperienza razionale dell'uomo consiste nell'identità di pensiero e realtà, nella coincidenza dei prodotti del pensiero con l'essere delle entità antropiche e con le costruzioni effettive e tangibili del mondo reale, porta a considerare quanto esso sia stato rispettato all'interno dell'impianto fondamentale del paradigma dell'Occidente: la consistenza effettiva del mondo oggettivo denota tutta la portata dell'affondamento della "razionalità sostanziale", così come descritta da Max Weber, giù nell'abisso di una razionalità puramente formale che non va oltre la correttezza intrinseca delle proprie operazioni logiche interne. La forma assoluta dell'occidente razionomico è un motore generante automazione priva di autoriflessione, "razionale" nel senso che, al pari di una macchina, può unicamente rendere conto in termini di efficienza, di calcolo e di previsione dei propri movimenti in un loop meccanico senza soste che altro non è se non l'eterno ritorno dell'identico, la parodia stessa della Ragione operante caduta nel ridicolo irrisolvibile della reiterazione di un'unica battuta in un tempo infinito della messinscena. L'irrimediabile impoverimento del sapere e della dignità dei ratioindividui è direttamente proporzionale alla correttezza intrinseca delle operazioni di funzionamento della produzione materiale; il fine in sé della stessa ordinaria ragione comune ha solo dei traguardi morali interni alla gigantografia planetaria della tecnicizzazione e dello sviluppo permanenti: l'apologo solitario, triste e finale, della "riduzione alla ragione" dell'uomo dei tempi moderni, nonché l'epilogo della rivendicazione dell'autonomia dell'individuo addotta dal liberalismo post-illuministico. Il grande paradigma dell'Occidente possiede unicamente dei traguardi meccanici e quantitativi interni, non può porre scopi al di fuori di sé senza negare la propria logica procedurale profonda, senza trascendersi in una disarticolazione disgregante: esso è un piano operativo dilagante in senso orizzontale, che non tollera residui e coopta tutto, che fonda il proprio potere su tre principi non-razionali di legittimità: la credenza nel tradizionale, la credenza nel carismatico, la credenza nel Razionale. Leggende, miti e superstizioni, dopo il fumo dell'illusionismo progressista della modernità, riappaiono come le salde putrelle sotto la palafitta che regge l'umanità, la coscienza come la solidissima base di cognizioni non-razionali e soprannaturali secondo un attributo preponderante ed a-temporale di tutte le società umane. La potente influenza esercitata da miti, superstizioni e religioni, deriva dal loro ruolo nel fugare la paura, nel garantire l'ordine e la conformità, nonché la riproduzione della specie. La conformità ideologica al mito attuale della Ragione strumentale è la caduta del sogno della sapienza e della ragionevolezza possedute ed incrementate dall'uomo civilizzato, il naufragio delle speranze realmente razionalistiche della rivoluzione illuminante: ovvero, essa è la realizzazione trionfale della fitness evolutiva della specie umana, e del suo sogno di adattamento e continuità biologica su un pianeta sempre più riadeguato ed antropizzato.
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Hilliard Ensemble (Rogers Covey-Crump, John Potter, Gordon Jones, David James) e Jan Garbarek : "Pulcherrima Rosa"
dall'album Officium, ECM 1994
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Piotr Dumala Sciany (Walls), Polonia 1988 * * * * *
"Animazione del gesso", così è stata definita la personale tecnica di animazione dell'artista polacco Piotr Dumala. Come uno scultore egli incide con aghi sottili la faccia superiore di una lastra di gesso posta sotto la macchina da presa e precedentemente ricoperta con una pittura nera; a mano a mano che il colore viene graffiato via, emergono linee e figure chiare su uno sfondo perennemente oscuro, percorso solamente da una luminosità obliqua transitoria ed incerta che è una costante di tutte le sue realizzazioni. L'animazione polacca della seconda metà del Novecento è stata un crogiolo creativo di ricerca, di sperimentazione di tecniche e di visioni simboliche profonde della realtà, oltre che di riflessione storica sulla situazione sociopolitica del secondo dopoguerra. La Polonia ha rappresentato in Europa la più grande espressione del cinema animato insieme alle altre due grandi scuole del genere, quella russo-sovietica e quella croata della Zagreb Film, diverse per sensibilità, descrizione e traslazione allegorica della materia umana contemporanea. In Polonia il taglio esistenzialistico è privo della ridondanza sentimentalistica e languida presente invece in Russia, più vicina agli elementi del folklore, e risulta meno ironicamente ilare ed eclettico rispetto alla scuola della ex Jugoslavia, più attenta alla satira di costume. La descrizione esistenziale dell'individuo contemporaneo è più centrata, negli artisti polacchi, verso il cuore del problema rappresentazionale dell'uomo che vive non solo nel presente totalitario al di là della cortina di ferro dell'est europeo, ma anche nella altrettanto critica e globale dimensione postmoderna del villaggio planetario civilizzato.
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